Mancano solo

Il paese

 

San Lorenzello è un paese della provincia di Benevento sito all'interno del Parco Regionale del Matese. Prime notizie del Comune risalgono al 1151 allorché il normanno Guglielmo I Sanframondo diviene Conte di Cerreto e dei territori limitrofi; nella prima metà del XV secolo il territorio passa agli Aragonesi, per poi essere ceduto a Diomede Carafa Conte di Maddaloni (1483). La leggenda trova in Filippo Lavorgna, scampato alle devastazioni dei Saraceni dell'Antica Telesia, il fondatore del paese che insieme ai suoi familiari si rifugia nella grotta di Futa sulle pendici di Monterbano. Il centro storico del paese si sviluppa ai piedi di Monterbano trovando nella Chiesa della Sanità l'elemento architettonico di massima visibilità che spicca nel tessuto urbano con la sua bianca cromia ed il campanile maiolicato. L'assetto attuale è il frutto di ricostruzioni e nuove costruzioni a seguito dei vari terremoti che hanno interessato il territorio, primi fra tutti, quello distruttivo del 1688 e del 1805. Se la storiografia è discordante rispetto agli effettivi danni che furono conseguenti il sisma del 1688 è certo che il successivo di inizio XIX secolo ha portato alla distruzione della chiesa a atre navate con annesso monastero che si trovava nell'attuale via Avanti Santi e di cui ancora sono riconoscibili gli ambienti negli edifici circostanti. Nella metà del XVI secolo, nel frattempo, si erano stabiliti a San Lorenzello i carmelitani provenienti da Telese che realizzano un ulteriore monastero attorno alla chiesa dedicata a San Bernardino.

 

 

CHIESA E CONVENTO DI SAN LORENZO

 

La chiesa di San Bernardino, ceduta dall'Università ai Carmelitani, fu dedicata prima alla Madonna del Carmelo (e poi a San Lorenzo Martire) e ampliato sebbene ancora non siano note le trasformazioni apportate anche perché il sisma del 1688 distrugge chiesa e convento che sarà poi ricostruito. È ascritto al 1886 un progetto dell'ingegner Pasquale Sasso con il quale è realizzato un nuovo presbiterio, lavori di decorazione dell'interno con la sistemazione delle otto pale d'altare oltre alla costruzione di una nuova sagrestia sul lato sinistro dell'altare, ora Cappella di S. Lorenzo (così trasformata in seguito ad un progetto degli anni Ottanta). Oggi la chiesa si presenta con un impianto a croce latina; la navata è dotata di pavimentazione in cotto, soffitto in legno, otto altari laterali con rispettivi dipinti sovrastanti. Una balaustra in marmi policromi separa la navata dal presbiterio in cui sono posti dei sedili lignei – su entrambi i lati - e l'altare maggiore su cui campeggia il quattrocentesco quadro della Madonna del Carmelo. Allo stato attuale degli studi non è possibile l'attribuzione dei dipinti se non dove sono firmati né una conoscenza specifica dell'evoluzione storica ed architettonica della chiesa così come del complesso conventuale. La storia di San Lorenzello è legata alla tradizione ceramica che, in particolare, è associata alla figura di Nicola Giustiniani della famosa famiglia di ceramisti attivi in Campania nel XVIII secolo, e che trova in Antonio (padre di Nicola) il ramo più importante.

 

 

NICOLA GIUSTINIANI

 

 

Nicola Giustiniani nasce a San Lorenzello il 7 gennaio 1732 da Antonio e Lucia Di Clemente. Lavora nella bottega del padre e in quella del Russo nella vicina Cerreto Sannita. A vent'anni si trasferisce a Napoli dove continua la sua attività di ceramista dando vita a quella che sarà riconosciuta come 'Scuola Giustiniani'. Tra il 1789 ed il 1792 vive ad Ascoli Piceno dove l’abate Malaspina stipula un contratto di tre anni con il ‘signor Maestro Nicola Giustiniani de’ Pensieri’ sottolineando il suo napoletano soprannome di ‘Belpensiero’, perché dirigesse la Fabbrica di Maioliche del convento di S. Angelo in Texello. Tra i suoi lavori si ricordano due mattonelle conservate nel Museo Graz, la pavimentazione della cappella di Santa Maria dei Miracoli nella chiesa del Gesù delle Monache (Napoli). Realizza, inoltre, come testimonia la firma, uno dei pavimenti per il palazzo Santa Croce-Sant'Elia a Palermo datata 1761 che per le caratteristiche  cromatiche e per le decorazioni appare molto simile alla pavimentazione rimossa della chiesa della Sanità o ‘Congrega’ di San Lorenzello. Il padre Antonio, invece, per quest’ultima chiesa realizza il pannello presente nel timpano sul portone d’ingresso dove è rappresentata la Madonna con il bambino. Si spegne a Napoli il 24 maggio 1815.

Ancora oggi l’attività ceramica è molto viva con la presenza di dieci botteghe. La ceramica laurentina si caratterizza per le pennellate poco definite e per l’utilizzo dei colori giallo, blu e verde nelle varie tonalità che decorano, secondo diversi disegni, albarelli, acquasantiere, piatti, zuppiere o interi pannelli. Alla produzione classica si accompagna quella di ceramica contemporanea che, dal punto di vista figurativo, si separa nettamente dalla tradizione che tiene viva reinterpretandola. 

Importante testimonianza della produzione ceramica è il pavimento maiolicato presente nell’area presbiteriale della chiesa della Sanità, dove sono presenti preziose maioliche settecentesche ascrivibili alla produzione dei Festa (famiglia di ceramisti). 

CHIESA DELLA SANITA’-CONGREGA

 

La costruzione della chiesa  - nota anche con il nome di Congrega -  e la contemporanea istituzione della Confraternita omonima sono datate al 1618, promosse da Fra Ruffino (1579-1631) cappuccino della vicina Comunità omonima della Madonna delle Grazie di Cerreto Sannita. L’origine francescana della chiesa è confermata dal simbolo francescano, appunto, presente nell’alzata del gradino del presbiterio in cui è dipinto l’incrocio tra il braccio di Cristo e di S. Francesco. La chiesa riveste il ruolo di chiesa parrocchiale durante la peste del 1656 quando la chiesa di S. Lorenzo non era più utilizzabile a causa dei numerosi cadaveri presenti al suo interno (San Lorenzello è stato il primo luogo della diocesi ad esserne colpito, subendo molte morti). ll terremoto del 1688 danneggia la chiesa che, tuttavia, rimane agibile. Nel XVII secolo si susseguono molti interventi. Nel 1725 Antonio Giustiniani realizza il pannello maiolicato presente nel timpano del portale in pietra che rappresenta la Madonna con il Bambino tra decori floreali e cornici, con i classici colori giallo, blu e verde; è possibile leggere la firma dell’autore sul lato sinistro tra il disegno dei fi ori e della Madonna. Il portale in pietra, invece, trova un suo simile in quello della chiesa dell’Annunziata nella vicina Guardia Sanframondi, dove, in particolare, si osservano gli stessi leoni posti alla base del piedritti. Tra il 1739-1742 i costruttori locali Angelo e Giuseppe Sanzari realizzano il campanile. Agli inizi dell’Ottocento la chiesa è decorata con quattro affreschi parietali: il primo sulla destra - In visitatione Exultatio - rappresenta la visita della Madonna a Santa Elisabetta, affiancato dalla tela realizzata da Lucantonio d’Onofrio, artista di Solopaca, raffigurante la Madonna della Sanità tra i santi Filippo ed Ignazio, utilizzata come pala d’altare fi no alla realizzazione della nicchia che custodisce la statua della Madonna. Sul lato sinistro è rappresentata la Sacra Famiglia in un momento di sosta durante la fuga in Egitto - Quies in fuga. Sul lato destro dell’abside è rappresentata l’Annunciazione, mentre sul sinistro vi è la rappresentazione intitolata Noli timere accipere mariam coniugem tuam, in cui è raffigurato Il sogno di San Giuseppe, realizzato da Bernardino Rullo nel 1881: sebbene nell’affresco dell’Annunciazione non ci sia firma, dall’osservazione dei tratti pittorici è possibile che si stato realizzato dallo stesso Rullo. Sul soffitto campeggia il dipinto dell’Adorazione nell’orto realizzata nel 1895 da Emanuele Fappiano, pittore locale, in seguito al rifacimento della copertura.

La presenza di ‘faenzere’, ossia dei luoghi di produzione della ceramica allo stato grezzo e dei 'mulinelli', ossia di piccoli mulini in cui era possibile macinare sostanze naturali per poter ottenere i colori necessari per dipingere le ceramiche (erano, in genere, affiancati ai più grandi mulini per macinare il grano); sorgevano lungo il corso del Titerno che con lo scorrere delle sue acque ne rendeva possibile il funzionamento.La faenzera si compone di un forno, un luogo per il deposito e uno spazio aperto per lasciare i 'cocci' ad asciugare. Delle numerose faenzere censite nel Settecento, oggi ne sono visibili solo tre, oltre a piccoli brandelli di una quarta. La prima, appartenente ai ceramisti Festa, sita in via Nicola Giustiniani, è oggi utilizzata come luogo di esposizione ceramica; un’ulteriore è sita all’inizio di via Tre Magi ed è stata l’ultima ad essere chiusa, circa vent’anni fa.

San Lorenzello si caratterizza anche per la produzione di ‘taralli’ (in dialetto ‘mscott’) da non confondere con i taralli pugliesi o napoletani. Nei numerosi forni che si distribuiscono sul territorio, si realizzano i taralli laurentini che nascono da un impasto di farina, acqua, sale, olio di oliva e lievito madre (ossia una porzione di pasta che funge da lievito per l'impastosuccessivo) a cui, tipicamente si aggiunge il finocchietto. L'impasto - oggi quasi in tutti i biscottifici realizzato con impastatrici - è dapprima trasformato in bastoncini di circa 15-20 cm che vengono dapprima intrecciati o solo rigirati per dar forma al biscotto, poi immersi in acqua calda ma non bollente, tolti dalla stessa non appena cominciano a 'galleggiare', infine infornati per circa un'ora. Sebbene il tarallo classico è quello condito solo con il finocchietto, come già detto, oggi sono presenti numerose varianti che rendono gli stessi dolci, al vino, all'anice.

 

 SENTIERI MONTERBANO

 

Sulle pendici di Monterbano sono presenti circa 20 km di sentieri con caratteristiche morfologiche differenti. La rete sentieristica del Monterbano si sviluppa a partire dalla gradonata di via Muro Filippo, parte più alta del centro storico, sebbene è possibile accedere ai vari tracciati anche attraverso al strada carrabile di via Monterbano che giunge fino all’area ‘Valle Santa’ (+650m).

I sentieri hanno assunto nel tempo la funzione di collegamento con i paesi limitrofi, di ‘vie’ per percorrere la montagna stessa, oltre che essere funzionali ai lavori montani ; inoltre, la loro presenza era funzionale alla possibilità di accedere alla montagna per consentire la raccolta  della legna di sottobosco per alimentare i vari forni del centro storico.

Monterbano gode di un’ottima visuale paesaggistica che consente, dalla quota della zona ‘Melaina’, di vedere il mare con Capri oltre che tutta l’area della Valle Telesina e parte della Vitulanese.

 

Informazioni

Email :

info@trailcittadellaceramica.it

iscrizioni@trailcittadellaceramica.it

Telefono

-Lorenzo : +39 335 1339966

-Michele: + 39 339 3896658

Fax: + 39 0824 861495

web: www.trailcittadellaceramica.it

 

Modulistica

Come raggiungerci

da Roma:  Autostrada A1 (Roma-Napoli) uscita Caianello, superstrada Caianello- Benevento uscita Telese Terme, San Lorenzello 
 
da Bari:  Autostrada Bari-Napoli uscita Benevento, superstrada Benevento-Caianello uscita Telese Terme - San Lorenzello 
 
da Napoli:  Autostrada A1 (Napoli-Roma) uscita Caserta Sud, Fondovalle Isclero direzione Telese Terme, San Lorenzello
Copyright © 2018 Trail città della ceramica. Tutti i diritti riservati.